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12/05

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C'era una volta un eroe

La storia di Enea comincia come quella di tutti gli eroi, con un evento straordinario e inaspettato che lo rende speciale per sempre: a qualche ora dalla nascita, i suoi movimenti sembrano avere qualcosa di strano. Enea viene portato in neonatologia dove cominciano gli esami e le analisi per scoprire da cosa sono causati. Ma è solo dopo qualche tempo, all'Ospedale Maggiore di Bologna, che si scopre qual è il nome della battaglia che Enea dovrà combattere per tutta la vita: polimicrogiria. Il coraggio che Enea dimostra ogni giorno è ciò che ha dato ai suoi genitori la forza per fondare Enea - Eroi in Ricerca onlus, un'associazione che ha lo scopo di sostenere la ricerca e trasmettere a tutti i bambini la forza per convivere con questa patologia.

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Siamo affiliati F.I.E.
Federazione Italiana Epilessia

Mi chiamo Enea,
sono un'associazione

Enea - Eroi in Ricerca è la prima associazione italiana nata per sostenere la ricerca sulla polimicrogiria. Fondata dai genitori di un bambino nato con questa rara malformazione della corteccia cerebrale, è da lui che prende il nome, per il suo eroico coraggio di vivere nonostante le grandi difficoltà causate dalla malattia. La polimicrogiria infatti si manifesta con caratteristiche differenti da soggetto a soggetto, ma determina in tutti gravi ritardi psicomotori. Attualmente non esiste una prevenzione e l'unica diagnosi possibile è al terzo trimestre di gravidanza.

Per avviare e sostenere la ricerca, Enea - Eroi in Ricerca onlus ha bisogno del tuo aiuto. Essendo una malattia rara, infatti, non esistono fondi stanziati a sostegno della ricerca e senza ricerca la polimicrogiria resta una battaglia quotidiana per tutti i bambini che ne sono colpiti. Con il tuo aiuto Enea potrà sostenere tutta l'attività di ricerca che sarà coordinata dal dott. Giuseppe Gobbi, primario dell' U.O. di neuropsichiatria infantile dell'istituto di scienze neurologiche dell'I.R.C.S. dell'ospedale Bellaria di Bologna.

Per promuovere e sostenere la ricerca che ancora manca.

• per scoprire quali sono le cause alla base della errata trasmigrazione delle cellule destinate a formare la corteccia cerebrale;
• per valutare la possibilità di attuare una prevenzione;
• per dare alle donne la possibilità di una diagnosi precoce in gravidanza (attualmente l'unica diagnosi possibile è al terzo trimestre di gravidanza).